Un attacco frontale alla riforma della giustizia arriva dal candidato presidente della Regione Abruzzo, Luciano D'Amico, che definisce il referendum associato "una pseudo-riforma" e "un imbroglio". Secondo D'Amico, si tratterebbe di una manovra orchestrata dal governo per distogliere l'attenzione dei cittadini dai problemi concreti del Paese.
Stando alle dichiarazioni riportate dalla testata locale Il Capoluogo d'Abruzzo, il candidato del centrosinistra sostiene che l'esecutivo stia usando la giustizia come un'arma di distrazione di massa. "Il governo si è inventato questo referendum sulla giustizia per non parlare di sanità e lavoro", ha affermato D'Amico, evidenziando come i temi cruciali per la vita quotidiana delle persone vengano messi in secondo piano.
Nel merito della riforma, D'Amico esprime forti perplessità su alcuni punti chiave, in particolare sulla separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri. A suo avviso, questa modifica non risolverebbe i problemi strutturali del sistema giudiziario, ma rischierebbe al contrario di indebolire l'autonomia della magistratura inquirente, sottoponendola potenzialmente al controllo del potere esecutivo. "È una riforma che non velocizzerà i processi", ha sottolineato.
Un'altra critica è rivolta all'abolizione del reato di abuso d'ufficio, una mossa che, secondo D'Amico, avrebbe come unico scopo quello di "tutelare la classe politica e dirigente", creando una sorta di scudo protettivo per gli amministratori pubblici. L'analisi del candidato si estende anche al metodo utilizzato dal governo, accusato di ricorrere eccessivamente al voto di fiducia per far approvare i provvedimenti in Parlamento, aggirando così il dibattito democratico.
In conclusione, la posizione di Luciano D'Amico è di netta contrarietà a una riforma che considera non solo inefficace, ma anche strumentale a fini politici, concepita per nascondere le presunte difficoltà del governo su fronti più urgenti per la collettività.
