Agli inizi del Novecento, quando lo sci iniziava a diventare una passione per i cittadini romani, nella Marsica si coltivava un sogno ambizioso: un 'treno della neve' per collegare Celano direttamente alle piste di Ovindoli. Un progetto avveniristico per l'epoca, che avrebbe cambiato il volto del turismo sull'altopiano delle Rocche ma che, come emerso da una ricerca dello storico locale Walter Cianciusi, non vide mai la luce.
L'idea, secondo quanto ricostruito, era quella di una ferrovia elettrica a scartamento ridotto lunga circa 18 chilometri. Un'opera ingegneristica notevole, progettata per superare pendenze significative, fino al 75 per mille, affidandosi alla sola aderenza naturale delle rotaie.
Il progetto fu presentato ufficialmente dalla 'Società anonima per la Ferrovia Celano-Ovindoli', sostenuta da importanti figure della comunità celanese. L'obiettivo era chiaro: intercettare il crescente flusso di turisti dalla Capitale e offrire un accesso rapido e moderno ai campi da sci. L'iniziativa ottenne anche un parere favorevole dal Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici il 30 aprile 1914, con un costo stimato all'epoca in tre milioni di lire.
Tuttavia, il destino si mise di traverso. Lo scoppio della Prima Guerra Mondiale congelò ogni sviluppo. Alla fine del conflitto, nel 1922, il progetto fu riconsiderato. Una nuova valutazione, affidata all'ingegnere Grioni di Milano, fece però emergere un ostacolo insormontabile: i costi erano triplicati, raggiungendo i nove milioni di lire. Una cifra insostenibile per la società promotrice, che non riuscì a ottenere i finanziamenti statali necessari.
A dare il colpo di grazia definitivo al 'treno della neve' fu il progresso. La crescente diffusione del trasporto su gomma rese l'idea di una ferrovia per Ovindoli obsoleta. Oggi, di quel sogno resta solo la documentazione storica, una testimonianza affascinante della visione e delle ambizioni che animavano il territorio marsicano oltre un secolo fa.
