È stato depositato presso la Corte d'Appello de L'Aquila il ricorso contro la dichiarazione di adottabilità dei figli della cosiddetta 'Famiglia del Bosco', il nucleo familiare salito all'attenzione della cronaca per la sua scelta di vivere in una tenda tra i boschi del Teramano. I legali dei genitori, gli avvocati Giancarlo De Marco e Tommaso Navarra, chiedono l'annullamento della sentenza emessa dal Tribunale per i minorenni, sostenendo che quella dei loro assistiti è stata una scelta di vita consapevole e non una forma di abbandono.
Secondo quanto riportato dalla difesa nel documento, la decisione del Tribunale sarebbe viziata da un pregiudizio verso uno stile di vita non convenzionale, che si discosta dai modelli familiari tradizionali. Nel ricorso si legge come la madre sia stata, a loro dire, "dipinta come una strega", descritta negativamente per le sue scelte personali, come il ricorso alla medicina alternativa o la decisione di partorire in casa.
La difesa contesta punto per punto la ricostruzione che ha portato all'allontanamento dei minori, definendo la scelta dei genitori un "progetto di vita consapevole, meditato e responsabile". Gli avvocati sottolineano che, secondo la loro tesi, non esisterebbero prove concrete di un pericolo o di un danno per i bambini, i quali sarebbero stati trovati in buone condizioni di salute, ben nutriti e accuditi.
L'atto d'appello critica la sentenza di primo grado per aver, secondo i legali, applicato un "rigido e precostituito modello di genitorialità e di famiglia", punendo di fatto una diversità culturale e un'opzione di vita alternativa piuttosto che una reale negligenza. La richiesta formale alla Corte d'Appello è quindi quella di revocare la dichiarazione di adottabilità e disporre la riunificazione del nucleo familiare.
La vicenda passa ora all'esame dei giudici di secondo grado, che dovranno valutare le argomentazioni della difesa e decidere sul futuro dei minori e della loro famiglia.
